• giu
    3

    Per una naturale predisposizione umana, dopo un po’ arriva la voglia di diversificarsi, di essere superiori agli altri per apparenze. Accade anche nel mondo virtuale, soprattutto nei posti frequentati da molta gente. Per sfortuna nostra e e per fortuna di queste persone, ci sono delle estensioni fatte apposta.

    Per Facebook è possibile installare SocialPlus, un add-on che permetterà di sbloccare alcune funzioni sul famoso social network che in condizioni normali sarebbero inibite all’utente: sarà possibile inserire il tasto Non mi piace, sarà possibile inserire una skin sul proprio profilo, sarà possibile usare le faccine di MSN e tante altre inutili funzioni.

    Facebook Plus non è altro che una versione di Facebook modificata dall’add-on SocialPlus, che è in grado di leggere il codice delle pagine interessate, modificarle a dovere e sostituirle a quelle originali, il che significa che nessuno vedrà i nostri cambiamenti se non installano Facebook Plus, inoltre agli altri non arriveranno notifiche di un non mi piace e nessuno vedrà la skin sul profilo. A parte queste differenziazioni di mero estetismo, Facebook Plus non ha nessun’altra novità.

    Installarlo è semplice: basta andare sul sito ufficiale e scegliere il browser usato tra i tre proposti: Mozilla Firefox, Google Chrome e Internet Explorer. A seconda della scelta effettuata sarà scaricato un file diverso; nel caso di Firefox ad esempio si tratta di un plugin del browser, nel caso di Internet Explorer è un vero e proprio file eseguibile. Dopo aver effettuato il download e l’installazione sarà necessario riavviare il browser, cosa che nel caso di Firefox e Chrome avviene in automatico.

    Dopo aver terminato la procedura, andate su Facebook e troverete le nuove funzioni: il famigerato tasto Non mi piace, status colorati, status con caratteri diversi da quello standard, emoticon in stile MSN e tante altre amenità.

    Voi l’avete installato? Come lo reputate? Siete a conoscenza di qualche alternativa? A voi la parola.

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  • mag
    21

    Il Dalai Lama su Twitter

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità

    Fatta la legge, trovato l’inganno. La Cina censura e il Dalai Lama aggira. Inconcepibile il comportamento del leader spirituale dei tibetani, che ha deciso di comunicare via Twitter con l’account di Wang Lixiong, un dissidente cinese che vive negli Stati Uniti e che rappresenta quella insignificante minoranza che critica la repressione dalle rivolte dei tibetani attuata dal governo cinese.

    Poche ore fa, intorno alle 14:00 (ora italiana), il Dalai Lama ha rilasciato un’intervista a Lixiong e ha risposto alle domande che oltre mille cinesi gli hanno posto. I contenuti dell’intervista saranno a breve disponibili sull’account del leader tibetano, che conta circa trecento mila followers.

    Ovviamente il mondo occidentale appoggia un tale evento: una eventuale indipendenza del Tibet frammenterebbe lo Stato cinese, che finirebbe con l’indebolirsi politicamente ed economicamente, il che favorirebbe gli USA nella lotta all’egemonia economica del pianeta.

    Faccio presente che l’impatto che la crisi ha sulla Cina è di gran lunga inferiore rispetto a quello che ha sui Paesi occidentali, in quanto la Cina ha un sistema economico di matrice comunista, non basato quindi sull’accumulo di capitali. Questo spiega la tendenza a contrastare lo sviluppo economico, a boicottare i prodotti provenienti dai Paesi orientali e persino a contestare la scelta del CONI di designare Pechino come città delle Olimpiadi che si registra in tutti i Paesi occidentali, Italia compresa.

    Voi di che opinione siete? Avete seguito l’intervista del Dalai Lama?

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  • mag
    13

    Due parole su Tyrannybook

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Web

    Di recente apertura è un social network dai connotati particolari: Tyrannybook. Il sito nato su iniziativa di Amnesty International, è molto simile a Facebook per grafica, per nome e per funzionalità, ma nasce come protesta verso i tiranni che calpestano i diritti umani. Ogni utente può seguire vari tiranni da tutto il mondo e può condividere informazioni, materiali e quant’altro con i propri alleati (il corrispettivo degli amici su Facebook).

    Ho pensato bene di iscrivermi a questo social network e dare un’occhiata ai contenuti e ai personaggi più gettonati, poi ho deciso di scrivere le mie impressioni in questo post.

    Ho notato che tra i tiranni più seguiti ci sono diversi personaggi politici dalla Cina, dalla Corea del Nord, dal Venezuela e in generale da un po’ tutti i Paesi socialisti. A me sembra assurdo che i Paesi socialisti, il cui ordinamento politico si basa su un principio come l’uguaglianza sociale, vengano trattati alla strenua di regimi dispotici.

    Il significato della parola tirannia indica prepotenza, predominio di un essere umano sugli altri. Con l’avvento dei regimi novecenteschi il concetto di tirannia è stato generalizzato fino ad imporsi come definizione di tutte le forme di governo non democratiche.

    A questo punto la mia critica diventa più che legittima: dove sta scritto che tutto ciò che non è regolato da un sistema in cui la maggioranza decide che la minoranza deve adeguarsi a leggi che magari non ritiene giuste è considerabile come tirannico? Dicono che l’unica forma di governo che garantisce la libertà sia proprio la democrazia, ma può definirsi libertà un processo che arricchisce i più ricchi e impoverisce i più poveri? L’unica libertà che hanno questi ultimi non è forse quella di farsi sfruttare per sopravvivere? E invece proprio laddove avviene una rivoluzione che può rovesciare la situazione in favore delle classi sociali meno ricche si tira in ballo la tirannia! Ogni epiteto è buono per delegittimare e diffamare i processi rivoluzionari.

    Stranamente, quelli che vogliono rovesciare una Rivoluzione socialista si dice che agiscono per la libertà; quelli che invece vogliono rovesciare un’egemonia capitalista sono terroristi e sovversivi. La logica due pesi due misure non mi ha mai convinto.

    Meditate, gente, meditate…

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  • mag
    5

    Spindex, il nuovo nato a Redmond

    Autore: DGX — Scritto in: Web

    All’ultimo Web 2.0 Expo, tenutosi a San Francisco, la CEO di Future Social Experience, Lili Cheng, ha tenuto un discorso molto interessante. Chiarisco un po’ di cose: la Future Social Experience è una sorta di succursale della più nota casa madre Microsoft, in cui ci si occupa di studiare, capire e proporre nuove soluzioni per quanto riguarda il mondo del social networking.

    Nel succitato discorso, Cheng ha parlato di un progetto all’interno di questa divisione: si tratta di Spindex, un aggregatore di social network, tra cui Facebook e Twitter.

    In pratica l’utente di Spindex, una volta effettuato l’accesso con il suo Windows Live ID, troverà in una sola pagina i post dai vari social network e potrà interagire con essi.

    Al momento Spindex è in beta privata e non è stata fissata alcuna data di rilancio, quindi presumibilmente sentiremo presto parlare di questo progetto, che tuttavia non porta nulla di nuovo nel mondo digitale. È un’altra delle iniziative di Microsoft per far soldi.

    Voi usate servizi simili? Come vi trovate?

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  • apr
    9

    Le Community Page di Facebook

    Autore: DGX — Scritto in: Web

    In principio erano i gruppi: pagine in cui gli utenti potevano interagire tra loro nel contesto di discussioni a tema, quasi come se quei piccoli spazi fossero dei microforum.

    Facebook diventò un social network sempre più interessante, tanto che in molti fiutarono l’affare e diverse aziende iniziarono ad iscriversi. Nacquero così le pagine ufficiali, conosciute dai più come fanpages, le quali erano semplici mezzi che gli enti o le aziende usavano per comunicare con i clienti o con gli utenti (ad oggi DGXstyle.net ha una pagina ufficiale su Facebook).

    Da allora Facebook è cresciuto, le fanpage sono aumentate, alcune però hanno uno scopo opposto a quello per cui sono state pensate, così i ragazzi di Zuckerberg si sono inventati le Community Page, ovvero delle pagine sociali, che hanno lo scopo di dare spazio agli utenti affinché esprimano il loro parere su un’azienda, un ente, un servizio. La Community Page si presenta dunque come l’antitesi della pagina ufficiale.

    Il rischio è che vista la confusione mentale che le sottilissime differenze generano nell’utente, possano materializzarsi milioni di pagine sociali prive di senso e di significato, come capita ora con le fanpage. Con 400 milioni e oltre di utenti diventa davvero difficile gestire tutte queste pagine e distinguere quelle ufficiali da quelle no-profit. Se Facebook ci ha fatto un pensierino, non è mai troppo tardi per introdurre un sistema di pagine certificate.

    Voi cosa ne dite? Le Community Page asserviranno in maniera corretta al loro scopo o genereranno un ulteriore caos negli utenti?

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  • gen
    6

    Beautifulpeople.com: il nome dice già tutto. Si tratta di un social network con una caratteristica del tutto nuova: l’iscrizione è aperta solo a persone belle. Non chiedetemi su quali criteri si possa giudicare la bellezza delle persone perché non ne ho idea. Gli aberranti criteri di scelta tuttavia possono causare la cancellazione degli stessi utenti dal social network. Si festeggia il Natale, si mangia da fare schifo mentre il prete di una confessione religiosa ipocrita in chiesa invita a riflettere sulle condizioni dei meno fortunati e dopo che tutti sbavano in coma sulla tavola si scatta anche qualche foto per ricordare. E poi? Beh, un momento così felice va ricordato e condiviso con tutti: le foto si pubblicano sul social network.

    A questo punto la frittata è fatta: lo staff controlla le nuove foto degli iscritti e notando i chili in più decide che queste persone non rientrano nei canoni di bellezza decisi dal sito. Che si fa? Si cancellano gli utenti sovrappeso. Così la Rete, un luogo, seppur virtuale, aperto a tutti, diventa un luogo di discriminazione per chi ha qualche filo di pancia in più e per questo viene scartato da una società che bada più alle apparenze che al modo di essere.

    Una volta espulsi si hanno due possibilità: mettersi a dieta e reiscriversi oppure denunciare il social network per danni morali. Ma molte persone sono troppo propense a schiacciare la propria dignità per scegliere la seconda opzione.

    Lascio ai commenti le vostre considerazioni.

    Un commento
  • dic
    30

    Social Network icon pack

    Autore: DGX — Scritto in: Grafica

    È il Web 2.0: la Rete interagisce con l’uomo. Dunque nascono software di chat, file sharing, online storage e simili, ma non solo: il Web 2.0 è formato anche quei siti che mettono in comunicazione mezzo mondo, quei siti dove tutti vedono tutto di tutti, i Social Network.

    Ormai sono un fenomeno consolidato, nessuno può farne a meno, soprattutto noi blogger: i social network sono luoghi di pubblicità, di scambio di idee, di passatempo e fonte di materiale da pubblicare. Spesso siamo soliti aprire pagine e canali sui social network più noti e poi segnalarne la presenza sul sito principale. E perché non farlo con delle icone in stile grafico Web 2.0? Beh, perché per chi non è un grafico esperto è molto difficile realizzarle e richiede troppo tempo. È per questo che talvolta bisogna affidarsi al genio creativo di qualcun altro ed usare un pack già pronto, come quello che vi propongo oggi.

    Il Social Media Network Icons Pack realizzato da Komodo Media è proprio ciò che cercavamo: tante icone a forma di bottone multidimensione e pronte all’uso. Non c’è che dire: un ottimo lavoro. Le icone sono in totale oltre ottanta, ma ogni icona è disponibile in dimensione 16×16 e 32×32, entrambe in formato PNG. Personalmente ho effettuato subito il download e le userò al più presto, viste le novità che ho preparato.

    Se avete qualche alternativa da proporre fatelo pure nei commenti.

    2 commenti
  • set
    8

    Gli amici diventano un business

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Web

    Guadagnare con Internet

    Chi ha mai detto che l’amicizia non si può comprare? Nel secolo della tecnologia, nel secolo di Facebook, tutto è possibile! E già, ormai tutto ha un prezzo, anche l’amicizia.

    Una società australiana che si occupa di marketing e pubblicità, ha letteralmente inventato un nuovo prodotto da poter vendere sia ai privati che alle aziende: amicizie sui social network.

    Come era prevedibile già un anno fa, agli albori del fenomeno, Facebook è diventato un vero giro d’affari e tutti cercano di sfruttarlo a modo loro, ad esempio regalando un migliaio di amici ad aziende che usano i social network come metodo di diffusione oppure a persone il cui profilo è sempre deserto.

    Gli amici sono venduti in diversi formati: mille, duemila, tremila e cinquemila, a prezzi che possono variare a seconda del numero e del social network su cui essi si iscriveranno. Ad esempio per Facebook bastano soltanto 178 $ per avere mille amici che visiteranno il nostro profilo o la nostra pagina quotidianamente.

    La cosa ha infastidito non poco Mark Zuckerberg, che ora insieme allo staff del suo sito sta cercando il modo di vietare tale pratica, che tuttavia, come ribadisce la società in questione, la uSocial, è del tutto legale. Tuttavia è lecito pensare che chi usufruisce del servizio si ritrovi bannato dal social network.

    Bisogna davvero essere ridotti male per comprare degli amici.

    Voi usufruireste di un servizio del genere? Per voi il numero di amici è importante? Commentate.

    3 commenti

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