• mag
    21

    Il Dalai Lama su Twitter

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità

    Fatta la legge, trovato l’inganno. La Cina censura e il Dalai Lama aggira. Inconcepibile il comportamento del leader spirituale dei tibetani, che ha deciso di comunicare via Twitter con l’account di Wang Lixiong, un dissidente cinese che vive negli Stati Uniti e che rappresenta quella insignificante minoranza che critica la repressione dalle rivolte dei tibetani attuata dal governo cinese.

    Poche ore fa, intorno alle 14:00 (ora italiana), il Dalai Lama ha rilasciato un’intervista a Lixiong e ha risposto alle domande che oltre mille cinesi gli hanno posto. I contenuti dell’intervista saranno a breve disponibili sull’account del leader tibetano, che conta circa trecento mila followers.

    Ovviamente il mondo occidentale appoggia un tale evento: una eventuale indipendenza del Tibet frammenterebbe lo Stato cinese, che finirebbe con l’indebolirsi politicamente ed economicamente, il che favorirebbe gli USA nella lotta all’egemonia economica del pianeta.

    Faccio presente che l’impatto che la crisi ha sulla Cina è di gran lunga inferiore rispetto a quello che ha sui Paesi occidentali, in quanto la Cina ha un sistema economico di matrice comunista, non basato quindi sull’accumulo di capitali. Questo spiega la tendenza a contrastare lo sviluppo economico, a boicottare i prodotti provenienti dai Paesi orientali e persino a contestare la scelta del CONI di designare Pechino come città delle Olimpiadi che si registra in tutti i Paesi occidentali, Italia compresa.

    Voi di che opinione siete? Avete seguito l’intervista del Dalai Lama?

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  • mar
    19

    Google lascia la Cina

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Web

    Una soluzione molto drastica, ma forse la più giusta. Così viene confermata la decisione preconizzata da molti negli ultimi tempi, visti i tesissimi rapporti tra Google e il governo cinese, vuoi per la censura, vuoi per le limitazioni imposte all’azienda, vuoi per gli attacchi alle caselle di posta Gmail.

    Il 10 aprile Google.cn chiuderà i battenti e abbandonerà definitivamente la filiale cinese, come annunciato da diversi giornali, tra cui il Financial Times e il China Business News. Alcuni dipendenti cinesi di Google, rimasti nell’anonimato, hanno affermato che la società di Mountain View provvederà ad indennizzare le centinaia di dipendenti e che non tutti i servizi di Google spariranno dalla Cina, infatti sarà possibile trovare ancora gli AdSense sul web, mentre il servizio Google Answers e probabilmente anche Youtube resteranno attivi.

    La scelta è stata molto sensata da parte di Google: visto che l’azienda non riesce ad adattarsi alle norme vigenti nel Paese e visto che la Cina giustamente non cede il passo all’imperialismo dei colossi americani è meglio chiudere. Resta comunque tanta perplessità riguardo al fatto che Google non capisca le ragioni del governo cinese. Google non capisce che la censura è necessaria ad impedire tentativi di sovversione e di contro-rivoluzione, non capisce che le limitazioni imposte servono a contrastare l’imperialismo economico e non capisce che grazie a queste norme la Cina è diventata una tra le prime potenze economiche al mondo. Il punto è proprio questo: agli americani non sta per niente bene che un Paese comunista possa superarli, senza pensare al fatto che se la Cina risente in maniera molto minore della crisi è proprio per l’adozione di un sistema economico non capitalista. La foto che ho scelto per quest’articolo è l’emblema delle contestazioni fuori misura che il mondo occidentale fa alla Cina senza capirne la storia e le motivazioni.

    Lascio a voi lettori la parola su questa vicenda, anche per leggere le vostre opinioni in merito. Commentate!

    2 commenti

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