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feb17Un commento
Analogamente a Venezia, il comune di Lecce ha investito in una rete wi-fi gratuita e liberamente accessibile da tutti i cittadini in alcune zone della città.A provvedere alla realizzazione delle infrastrutture e alla fornitura di connettività è Telecom. Il servizio sarà accessibile dopo aver ottenuto la Lecce Wi-Fi Card, che contiene le credenziali d’accesso, le quali saranno valide per un periodo limitato di tempo (con possibilità di rinnovo). Ottenere la carta è molto semplice: basta rivolgersi all’apposito ufficio del comune. Tale card sarà disponibile anche per i turisti.
I luoghi coperti dalla rete per ora sono la storica Piazza S. Oronzo, il parco Tafuro, la Villa Comunale e piazza Madre Teresa di Calcutta.
Buona navigazione leccesi!
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feb3Nessun commento
Fonti: Il Disinformatico, Photoshop Disasters.Non ho potuto fare a meno di notare la pubblicità in TV sul nuovo libro di Peruzzo Editore: Noi Amiamo Silvio. Si tratta di una raccolta di foto che ritraggono Silvio Berlusconi in vari momenti (talvolta anche privati) della sua vita e della sua carriera.
Il titolo mi ha fatto subito pensare ad una propaganda mirata ad arricchire la demagogia del personaggio con i connotati del salvatore della patria, del supereroe, di colui che ci sta facendo uscire dalla crisi, che lui stesso sosteneva essere inesistente mentre sempre più famiglie finivano sul lastrico.
E così dal meno male che Silvio c’è alle foto di Villa Certosa accuratamente occultate dai media italiani (perché all’estero sono comparse eccome) il passo è breve.
La stranezza della questione Rifiuti a Napoli esistente da 14 anni e saltata fuori proprio in campagna elettorale mi ha sempre insospettito, ma magari sono io che mi faccio pippe mentali, magari veramente la gente ama Silvio. E allora perché gli tirano le statuette in faccia? Forse un po’ di dissenso c’è, anche se le sue televisioni si ostinano a non vederlo. Fatto sta che appena guarito e appena ricuciti i punti del lifting ha detto una cosa riguardo il suo aggressore: «io lo perdono», affermazione che mi ricorda tanto quella conversazione di papa Giovanni Paolo II con Alì Agca, suo attentatore. Non c’è che dire… Silvio ha una vera aura divina, come ha potuto constatare il buon Vespa annusando la mano del cavaliere di Arcore, che si autoattribuiva un profumo di santità. Ovviamente i processi per mafia a suo carico e tutte le leggi escogitate per evitarli vengono fatti passare sotto silenzio, il suo passato alla P2 non lo prende in considerazione più nessuno, le minorenni che frequentava pure vengono messe a tacere… all’estero intanto tutti deridono l’Italia e gli italiani.
Terminata questa lunga digressione mi concentro sulla vicenda attuale: gli autori del blog Photoshop Disasters hanno smascherato alcuni artifici, fra l’altro malriusciti, nelle foto della raccolta succitata: un mazzo di fiori praticamente disegnato nelle mani di Silvio, folle allargate con un collage di altri pezzi di folla della stessa foto, bandiere duplicate tra il pubblico e altre grottesche falsificazioni fotografiche nemmeno ben mascherate. Bravo Silvio, fai tutti i ritocchi che vuoi, sia alla tua faccia che alle tue foto, tanto la gente ti ama… meno male che ci sei…
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gen6Un commento
Beautifulpeople.com: il nome dice già tutto. Si tratta di un social network con una caratteristica del tutto nuova: l’iscrizione è aperta solo a persone belle. Non chiedetemi su quali criteri si possa giudicare la bellezza delle persone perché non ne ho idea. Gli aberranti criteri di scelta tuttavia possono causare la cancellazione degli stessi utenti dal social network. Si festeggia il Natale, si mangia da fare schifo mentre il prete di una confessione religiosa ipocrita in chiesa invita a riflettere sulle condizioni dei meno fortunati e dopo che tutti sbavano in coma sulla tavola si scatta anche qualche foto per ricordare. E poi? Beh, un momento così felice va ricordato e condiviso con tutti: le foto si pubblicano sul social network.A questo punto la frittata è fatta: lo staff controlla le nuove foto degli iscritti e notando i chili in più decide che queste persone non rientrano nei canoni di bellezza decisi dal sito. Che si fa? Si cancellano gli utenti sovrappeso. Così la Rete, un luogo, seppur virtuale, aperto a tutti, diventa un luogo di discriminazione per chi ha qualche filo di pancia in più e per questo viene scartato da una società che bada più alle apparenze che al modo di essere.
Una volta espulsi si hanno due possibilità: mettersi a dieta e reiscriversi oppure denunciare il social network per danni morali. Ma molte persone sono troppo propense a schiacciare la propria dignità per scegliere la seconda opzione.
Lascio ai commenti le vostre considerazioni.
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nov152 commenti
In concomitanza con il lancio di Windows 7, Microsoft ha lanciato un tool chiamato Windows 7 USB/DVD Download Tool. La funzione di tale strumento è quella di trasferire l’ISO del sistema operativo su chiavette USB e permetterne l’avvio e l’installazione su altri computer, ad esempio netbook, in cui non sono presenti lettori DVD.Non c’è che dire, un utilissimo software, che tuttavia non sembra provenire interamente dall’ingegno degli sviluppatori Microsoft, infatti un noto informatico, Rafael Rivera, ha trovato all’interno dell’applicazione dei riferimenti al codice di un software open source piuttosto conosciuto: ImageMaster, rilasciato sotto licenza GPL v2.
Stando ai termini di questa licenza, che tutti i linuxiani conoscono, Microsoft avrebbe dovuto redistribuire il codice sorgente del tool e avrebbe dovuto usare la stessa licenza GPL v2, cosa che non ha fatto, commettendo di fatto una gravissima violazione.
Non è ancora chiaro tuttavia se Microsoft abbia volontariamente rubato il codice sorgente o se sia stata soltanto una leggerezza da parte degli sviluppatori, che non hanno compreso bene i termini della licenza.
Beh, i lettori più affezionati sapranno che sono sempre portato a pensare male delle persone, quindi non mi stupirei se la prima ipotesi fosse giusta. Intanto la pagina di download del tool è stata cancellata, infatti ora restituisce un errore 404.
Secondo voi quale delle due ipotesi che ho formulato è giusta? Ne avete delle altre? Come potrebbe evolversi la vicenda? Commentate e abbonatevi ai feed, seguirò personalmente gli sviluppi e scriverò altri articoli.
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ott17Nessun commento
L’UE multa Microsoft per abuso di posizione dominante in quanto obbliga gli utenti di Windows ad usare Internet Explorer. Cosa giustissima: la concorrenza è uno dei pilastri del mercato informatico.Microsoft decide di dare la possibilità all’utente (dopo l’installazione di Windows 7) di scegliere tra cinque browser diversi: Internet Explorer, Mozilla Firefox, Apple Safari, Google Chrome e Opera. Cosa giusta: l’utente deve poter scegliere cosa installare sul proprio sistema operativo, che ricordiamo ha pagato regolarmente.
Microsoft decide di realizzare il punto precedente con una schermata in cui verranno descritti i browser e l’utente sceglierà quale installare. I browser verranno ordinati per quota di mercato. Cosa ingiusta: tutti i browser devono avere pari diritti, infatti l’UE boccia la proposta e chiede a Microsoft una soluzione alternativa.
Microsoft insiste con la schermata di scelta del browser, ma stavolta ordina i browser per ordine alfabetico, in modo che il risultato sia: Apple Safari, Google Chrome, Microsoft Internet Explorer, Mozilla Firefox, Opera. Cosa giusta: l’ordine alfabetico è da considerarsi una mera convenzione, quindi tutti i browser ora sono sullo stesso piano.
Mozilla decide che l’ordine alfabetico non va bene perché Safari, essendo il primo, risulta avvantaggiato perché gli occidentali leggono partendo in alto a sinistra. Tale vantaggio mette a rischio la sicurezza dell’utente che sceglie Safari, in quanto quest’ultimo è scarsamente supportato (almeno su Windows) dalla casa produttrice, dunque insicuro e inaffidabile. Secondo Mozilla inoltre i browser andrebbero elencati in ordine di quota di mercato, tenendo tuttavia Internet Explorer per ultimo. Cosa ingiusta: i browser devono avere le stesse possibilità, mettendo IE per ultimo lo si discrimina.
Personalmente credo seriamente che Mozilla ora stia esagerando, e voi sapete che ho sempre sostenuto l’operato della fondazione e ho sempre ritenuto che Microsoft fosse il nemico numero uno della diffusione del software libero. Mozilla dovrebbe pensare di più a rendere il suo browser migliore di quanto non sia già ora che a questi dettagli senza importanza.
Voi siete d’accordo con me o pensate che Mozilla abbia ragione? Vi invito ad esprimere una vostra opinione sulla vicenda.
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set83 commenti

Chi ha mai detto che l’amicizia non si può comprare? Nel secolo della tecnologia, nel secolo di Facebook, tutto è possibile! E già, ormai tutto ha un prezzo, anche l’amicizia.
Una società australiana che si occupa di marketing e pubblicità, ha letteralmente inventato un nuovo prodotto da poter vendere sia ai privati che alle aziende: amicizie sui social network.
Come era prevedibile già un anno fa, agli albori del fenomeno, Facebook è diventato un vero giro d’affari e tutti cercano di sfruttarlo a modo loro, ad esempio regalando un migliaio di amici ad aziende che usano i social network come metodo di diffusione oppure a persone il cui profilo è sempre deserto.
Gli amici sono venduti in diversi formati: mille, duemila, tremila e cinquemila, a prezzi che possono variare a seconda del numero e del social network su cui essi si iscriveranno. Ad esempio per Facebook bastano soltanto 178 $ per avere mille amici che visiteranno il nostro profilo o la nostra pagina quotidianamente.
La cosa ha infastidito non poco Mark Zuckerberg, che ora insieme allo staff del suo sito sta cercando il modo di vietare tale pratica, che tuttavia, come ribadisce la società in questione, la uSocial, è del tutto legale. Tuttavia è lecito pensare che chi usufruisce del servizio si ritrovi bannato dal social network.
Bisogna davvero essere ridotti male per comprare degli amici.
Voi usufruireste di un servizio del genere? Per voi il numero di amici è importante? Commentate.
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ago31Un commento
Tutti siamo abituati ai vecchi stereotipi di ladro: quello gentiluomo come Lupin che ruba soltanto oggetti di grande valore ed è persino ammirato da molta gente e quello che commette furti di ogni genere, scassinando serrature, scavando gallerie e facendo esplodere caveau.Tuttavia, anche il progresso e la tecnologia sono cose che coinvolgono tutti i settori, anche il furto. E non mi riferisco ai ladri che si vedono nei film dotati dei migliori equipaggiamenti all’avanguardia, ma mi riferisco a quelli che usano Facebook per designare le vittime da derubare.
Basta un semplice commento del tipo «stamattina sono passato in banca» oppure una foto della propria abitazione per dare ad un ladro un ottimo spunto per preparare il suo prossimo furto.
La dinamica è questa: una volta trovata la vittima ideale, il ladro in questione guarda un po’ il profilo del bersaglio, da un’occhiata a qualche foto della sua casa, da cui può già farsi un’idea se deve entrare da una finestra, se una porta o una serratura sono facili da aprire, se il luogo è isolato e non ci sono testimoni e così via. Dopodiché si aspetta il momento propizio, ad esempio qualcosa che è successo a molti in questo mese: scrivere nel proprio status una frase del genere: vado in vacanza, non ci sarò per due settimane.
Questo è il momento giusto: la casa è vuota e il ladro può agire indisturbato. Semplice, vero? Tutto grazie alla mole di informazioni su di noi che ogni giorno condividiamo sui social network.
Tuttavia, i ladri non sono gli unici che fanno uso di Facebook per il loro mestiere: di recente anche gli esattori delle tasse stanno usando una strategia del genere, ad esempio negli Stati Uniti, dove attraverso il materiale condiviso su Facebook è possibile indagare in base a sospetti fondati di evasione fiscale. Grazie a questo metodo un agente ha recuperato trentamila dollari non dichiarati.
Questo nuovo modus operandi potrebbe essere usato anche dall’Agenzia delle Entrate italiana: ad esempio se un utente mostra una foto del salotto di casa sua in cui c’è un televisore, mentre al fisco risulta che costui non paga la tassa di possesso della TV, è ovvio che c’è un fondato sospetto di evasione fiscale ed è possibile indagare.
Come al solito Facebook si rivela un modo eccezionale per farsi conoscere e mettere a nudo la propria vita privata, spesso soltanto per voglia di protagonismo, queste sono le conseguenze.
Voi avreste mai immaginato che Facebook potesse diventare uno strumento di lavoro per criminali e per impiegati statali? In questa circostanza come giudicate Facebook e i social network? Commentate.
P.S.: un saluto a Roberto (Rey22), mio lettore affezionato, che ha atteso con ansia questo articolo. Ciao Roberto!
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ago28
Il rapporto tra Apple e l’omertà – parte 2
Autore: DGXstyle — Scritto in: AttualitàNessun commento
Ricordate il patto del silenzio chiesto da Apple ad un padre e sua figlia per un iPod esploso? In quella occasione vi avevo raccontato la storia di Frank Costello, in quanto i suoi metodi erano basati sull’omertà, regola su cui si era basata anche Apple.Questa volta per una vicenda analoga, ho messo una foto di Al Capone (all’anagrafe Alphonse Gabriel Capone), di origini italiane (il padre, Gabriele Caponi, era un barbiere di Castellammare di Stabia), diventò il boss della mafia di Chicago dopo John Torrio, quindi dal 1925, fino al 1932, anno in cui fu rinchiuso ad Alcatraz. Molti lo conoscono come Scarface, ovvero lo sfregiato, per una vistosa cicatrice sulla guancia sinistra, procuratagli da una coltellata di un suo coetaneo durante una rissa. Comunque, Al Capone commise due omicidi, ma non ne fu mai accusato, sapete perché? Perché era protetto dall’omertà! Fu arrestato soltanto per evasione fiscale, dopo un’attenta indagine di una squadra di agenti dell’FBI.
Anche Apple non vuole essere accusata di cose che non farebbero bene all’immagine della società, dunque chiede persino ai giornalisti di rispettare l’omertà.
È successo che la rivista British Sunday Times ha pubblicato un articolo su Steve Jobs, che parlava della sua vita e di come avesse cambiato Apple facendola diventare una grande multinazionale. Tuttavia, gran parte dell’articolo parlava anche degli aspetti negativi della vita di Jobs, ad esempio l’uso di LSD, che gli ha probabilmente causato il cancro al pancreas nel 2004 e che lo ha costretto ad effettuare un trapianto di fegato quest’anno.
Ciò non è piaciuto all’ufficio pubbliche relazioni di Apple, che ha contattato il giornalista e come quest’ultimo stesso afferma, gli ha chiesto di non pubblicare l’articolo, minacciando provvedimenti legali.
Tuttavia le minacce non hanno funzionato e l’articolo è stato pubblicato, senza alcuna conseguenza legale né per il giornalista, né per il giornale. D’altronde esiste ancora la libertà di stampa.
Nel suo articolo il giornalista in questione ha anche avanzato qualche ipotesi sulla causa del suicidio del dipendente di Foxconn, azienda affiliata ad Apple, avvenuto recentemente a causa del furto di un prototipo di iPhone e ha parlato dei recenti casi di esplosione di iPhone.
Secondo voi è giusto che Apple tenti di nascondere qualche verità scomoda? Ciò che fa è paragonabile all’omertà? Commentate.
P.S.: se ci sarà una parte 3 non lo so, questo dipende soltanto da Apple!
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ago19Un commento
È successo in Francia, due casi in poche ore. Un diciottenne di Aix-en Provence ed un ventinovenne di Marsiglia hanno visto il loro iPhone esplodere mentre lo stavano utilizzando. E così dopo l’iPod Touch esploso nelle mani di una ragazza inglese (vi ricordo con conseguente invito al silenzio) e dopo l’iPhone esploso tra le mani di un italiano, i casi salgono a quattro.È vero che Apple aveva raccomandato più volte di non tenere lo smartphone in luoghi caldi troppo a lungo, ma è anche vero che effettivamente nessuno di questi quattro possessori di prodotti Apple avesse tenuto l’oggetto in questione in luoghi esposti al calore, visto che in tutti i casi lo stavano utilizzando.
La dinamica è sempre la stessa: prima uno strano rumore, poi il surriscaldamento della batteria e infine l’esplosione, che in questo caso è costata un occhio al diciottenne di Aix-en Provence, costretto al ricovero in ospedale, che ha denunciato l’accaduto, tutto durante una conversazione.
È andata meglio al marsigliese, che si è salvato perché al momento usava il vivavoce. In entrambi i casi Apple si è limitata ad affermare che un incidente del genere è impossibile.
Fatto sta che i casi sono analoghi e potrebbero ancora aumentare, ma Apple non ha ancora fatto nulla, nonostante ora ci sia un ferito.
Secondo voi come finirà? I casi sono successi tutti in Europa, l’UE potrebbe far causa ad Apple?
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ago13Nessun commento
Un altro iPhone andato a fuoco, e stavolta è successo in Italia. Già in passato si erano verificati eventi del genere, a causa del caldo, a causa di difetti di fabbricazione e così via.Il signor Roberto Ruggieri era impegnato in una conversazione con il suo iPhone 3G, quando questo è diventato insolitamente caldo, fino a fondere la plastica sul lato posteriore dell’apparecchio. Dopo poco è comparso del fumo bianco e poi le fiamme.
Non è chiaro se l’iPhone in questione avesse subito un intervento di jailbraking oppure no, ma è una delle ipotesi più probabili: un firmware crackato può portare alla cattiva gestione della batteria e quindi al suo surriscaldamento.
A voi è mai capitato che l’iPhone si surriscaldasse? Avete recuperato il vostro cellulare o l’avete perso per sempre? Secondo voi quest’accaduto può minare la commercializzazione del prodotto? A voi i commenti!










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