• mag
    21

    Il Dalai Lama su Twitter

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità

    Fatta la legge, trovato l’inganno. La Cina censura e il Dalai Lama aggira. Inconcepibile il comportamento del leader spirituale dei tibetani, che ha deciso di comunicare via Twitter con l’account di Wang Lixiong, un dissidente cinese che vive negli Stati Uniti e che rappresenta quella insignificante minoranza che critica la repressione dalle rivolte dei tibetani attuata dal governo cinese.

    Poche ore fa, intorno alle 14:00 (ora italiana), il Dalai Lama ha rilasciato un’intervista a Lixiong e ha risposto alle domande che oltre mille cinesi gli hanno posto. I contenuti dell’intervista saranno a breve disponibili sull’account del leader tibetano, che conta circa trecento mila followers.

    Ovviamente il mondo occidentale appoggia un tale evento: una eventuale indipendenza del Tibet frammenterebbe lo Stato cinese, che finirebbe con l’indebolirsi politicamente ed economicamente, il che favorirebbe gli USA nella lotta all’egemonia economica del pianeta.

    Faccio presente che l’impatto che la crisi ha sulla Cina è di gran lunga inferiore rispetto a quello che ha sui Paesi occidentali, in quanto la Cina ha un sistema economico di matrice comunista, non basato quindi sull’accumulo di capitali. Questo spiega la tendenza a contrastare lo sviluppo economico, a boicottare i prodotti provenienti dai Paesi orientali e persino a contestare la scelta del CONI di designare Pechino come città delle Olimpiadi che si registra in tutti i Paesi occidentali, Italia compresa.

    Voi di che opinione siete? Avete seguito l’intervista del Dalai Lama?

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  • mag
    13

    Due parole su Tyrannybook

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Web

    Di recente apertura è un social network dai connotati particolari: Tyrannybook. Il sito nato su iniziativa di Amnesty International, è molto simile a Facebook per grafica, per nome e per funzionalità, ma nasce come protesta verso i tiranni che calpestano i diritti umani. Ogni utente può seguire vari tiranni da tutto il mondo e può condividere informazioni, materiali e quant’altro con i propri alleati (il corrispettivo degli amici su Facebook).

    Ho pensato bene di iscrivermi a questo social network e dare un’occhiata ai contenuti e ai personaggi più gettonati, poi ho deciso di scrivere le mie impressioni in questo post.

    Ho notato che tra i tiranni più seguiti ci sono diversi personaggi politici dalla Cina, dalla Corea del Nord, dal Venezuela e in generale da un po’ tutti i Paesi socialisti. A me sembra assurdo che i Paesi socialisti, il cui ordinamento politico si basa su un principio come l’uguaglianza sociale, vengano trattati alla strenua di regimi dispotici.

    Il significato della parola tirannia indica prepotenza, predominio di un essere umano sugli altri. Con l’avvento dei regimi novecenteschi il concetto di tirannia è stato generalizzato fino ad imporsi come definizione di tutte le forme di governo non democratiche.

    A questo punto la mia critica diventa più che legittima: dove sta scritto che tutto ciò che non è regolato da un sistema in cui la maggioranza decide che la minoranza deve adeguarsi a leggi che magari non ritiene giuste è considerabile come tirannico? Dicono che l’unica forma di governo che garantisce la libertà sia proprio la democrazia, ma può definirsi libertà un processo che arricchisce i più ricchi e impoverisce i più poveri? L’unica libertà che hanno questi ultimi non è forse quella di farsi sfruttare per sopravvivere? E invece proprio laddove avviene una rivoluzione che può rovesciare la situazione in favore delle classi sociali meno ricche si tira in ballo la tirannia! Ogni epiteto è buono per delegittimare e diffamare i processi rivoluzionari.

    Stranamente, quelli che vogliono rovesciare una Rivoluzione socialista si dice che agiscono per la libertà; quelli che invece vogliono rovesciare un’egemonia capitalista sono terroristi e sovversivi. La logica due pesi due misure non mi ha mai convinto.

    Meditate, gente, meditate…

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  • mag
    3

    Nell’ultimo mese ho letto la vicenda di Linkstreaming, ne ho seguito gli sviluppi e finalmente sono in grado di fare un riassunto di ciò che è successo nei dettagli e cosa ci si aspetta per il futuro.

    Agli inizi di aprile un membro dello staff tradisce nata100 (admin di linkstreaming.com) e consegna le password dell’account del sito alla guardia di finanza (il motivo è ancora recondito) e la denuncia scatta d’ufficio.

    Dopo una perquisizione della casa di nata100, di sua madre, della sua ragazza e di altre tre persone che non c’entravano assolutamente nulla, dopo un interrogatorio durato dodici ore (durante le quali la perquisizione continuava) non è stato emesso nemmeno un avviso di garanzia. nata100 non è in carcere, il server è ancora al suo posto (USA) e può accedervi quando vuole. Tuttavia per motivi legali è costretto a tenere il sito sotto chiave, ma lo stesso nata100 ha garantito che il sito sarà presto online con una nuova veste grafica e coi soliti contenuti.

    Personalmente do tutto il mio sostegno a nata100 e spero che questa storia finisca presto e senza conseguenze per lui, uno dei pochi che combatte contro l’imperialismo che le major cinematografiche operano da troppo tempo e che difendono con le peggiori porcate ai danni degli utenti. Se volete restare informati sulla vicenda potete seguire il suo blog.

    Cosa ne pensate? Come reputate la giustizia italiana in materia di nuovi mezzi tecnologici? Quale opinione avete sulle case cinematografiche e discografiche? A voi la parola.

    2 commenti
  • apr
    19

    Di recente il governo americano ha diffuso un documento in cui si parla dell’impatto economico che la pirateria musicale e cinematografica ha sul mercato. Stando a questo report che i contabili della Casa Bianca hanno diramato, i danni economici causati dai pirati sono irrisori, quasi trascurabili.

    Evidentemente la RIAA e la MPAA non hanno letto questo comunicato, visto che hanno continuato con il loro allarmismo da quattro soldi e con le accuse a chi libera musica e film dai DRM rubando soldi agli uomini più ricchi del pianeta. Tutto ciò è servito a giustificare la loro ultima assurda richiesta fatta al governo a stelle e strisce: uno spyware ufficiale programmato per scandagliare l’hard disk dei malcapitati in cerca di media contraffatti, per filtrare le connessioni in modo da impedire il funzionamento dei software di filesharing e per effettuare segnalazioni automatiche agli organi competenti.

    La RIAA ha inoltre chiesto all’OIPE (Office of Intellectual Property Enforcement) di sollecitare i governi degli altri Paesi a fare altrettanto.

    Non aggiungo altro, a voi le considerazioni.

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  • mar
    31

    Inizio questo articolo scusandomi con voi lettori se negli ultimi giorni non ho scritto nulla, ma sono stato impegnato come rappresentante di lista alle elezioni regionali, il che mi ha sottratto del tempo che dovevo dedicare alle mie attività, tra cui il blog. Ora che ho ripreso le mie abitudini e le mie funzioni vitali, parliamo dell’ultima novità.

    Esiste su Facebook la possibilità di condividere il proprio indirizzo e-mail ed i propri dati con applicazioni e siti esterni se l’utente lo desidera. Venerdì sera sul blog ufficiale di Facebook è stato annunciato che tale possibilità non sarà più alla portata dell’utente e che la condivisione dei dati degli utenti avverrà in automatico per i siti pre-autorizzati dal social network.

    Dopo l’annuncio è scoppiata una grande protesta da parte di oltre un migliaio di utenti, che sostengono che le informazioni che essi pubblicano dovrebbero essere disponibili soltanto ai propri amici e non a tutto il mondo, specie ad aziende di terze parti che potrebbero farne qualsiasi utilizzo, con o senza l’approvazione di Facebook. In molti minacciano di cancellare l’account e di iniziare una campagna contro il social network, senza contare i risvolti legali che una simile decisione potrebbe avere: la violazione della privacy è evidente.

    Come previsto tempo addietro, il successo di Facebook è determinato soltanto dalla incessante voglia di apparire delle persone. È incredibile vedere ogni giorno quante persone si pavoneggiano perché sono chiacchierate per un link che hanno condiviso o un gruppo che hanno aperto, anche a costo di sconfinare nell’indecente (da ricordare il gruppo pro-Riina ed il gruppo discriminatorio contro i bambini down). Ora però si sono tutti accorti che non si può più nascondere nulla a nessuno e ancora peggio che i propri dati potrebbero essere venduti al miglior offerente. Finché avere l’occhio del Grande Fratello puntato addosso faceva piacere tutto andava bene, ora che la situazione non è più tanto piacevole si protesta e ci si cancella per poi tornare una settimana dopo per crisi di astinenza da popolarità.

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  • mar
    19

    Google lascia la Cina

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Web

    Una soluzione molto drastica, ma forse la più giusta. Così viene confermata la decisione preconizzata da molti negli ultimi tempi, visti i tesissimi rapporti tra Google e il governo cinese, vuoi per la censura, vuoi per le limitazioni imposte all’azienda, vuoi per gli attacchi alle caselle di posta Gmail.

    Il 10 aprile Google.cn chiuderà i battenti e abbandonerà definitivamente la filiale cinese, come annunciato da diversi giornali, tra cui il Financial Times e il China Business News. Alcuni dipendenti cinesi di Google, rimasti nell’anonimato, hanno affermato che la società di Mountain View provvederà ad indennizzare le centinaia di dipendenti e che non tutti i servizi di Google spariranno dalla Cina, infatti sarà possibile trovare ancora gli AdSense sul web, mentre il servizio Google Answers e probabilmente anche Youtube resteranno attivi.

    La scelta è stata molto sensata da parte di Google: visto che l’azienda non riesce ad adattarsi alle norme vigenti nel Paese e visto che la Cina giustamente non cede il passo all’imperialismo dei colossi americani è meglio chiudere. Resta comunque tanta perplessità riguardo al fatto che Google non capisca le ragioni del governo cinese. Google non capisce che la censura è necessaria ad impedire tentativi di sovversione e di contro-rivoluzione, non capisce che le limitazioni imposte servono a contrastare l’imperialismo economico e non capisce che grazie a queste norme la Cina è diventata una tra le prime potenze economiche al mondo. Il punto è proprio questo: agli americani non sta per niente bene che un Paese comunista possa superarli, senza pensare al fatto che se la Cina risente in maniera molto minore della crisi è proprio per l’adozione di un sistema economico non capitalista. La foto che ho scelto per quest’articolo è l’emblema delle contestazioni fuori misura che il mondo occidentale fa alla Cina senza capirne la storia e le motivazioni.

    Lascio a voi lettori la parola su questa vicenda, anche per leggere le vostre opinioni in merito. Commentate!

    2 commenti
  • feb
    17

    Rete wi-fi libera per i leccesi

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Hi-tech

    Analogamente a Venezia, il comune di Lecce ha investito in una rete wi-fi gratuita e liberamente accessibile da tutti i cittadini in alcune zone della città.

    A provvedere alla realizzazione delle infrastrutture e alla fornitura di connettività è Telecom. Il servizio sarà accessibile dopo aver ottenuto la Lecce Wi-Fi Card, che contiene le credenziali d’accesso, le quali saranno valide per un periodo limitato di tempo (con possibilità di rinnovo). Ottenere la carta è molto semplice: basta rivolgersi all’apposito ufficio del comune. Tale card sarà disponibile anche per i turisti.

    I luoghi coperti dalla rete per ora sono la storica Piazza S. Oronzo, il parco Tafuro, la Villa Comunale e piazza Madre Teresa di Calcutta.

    Buona navigazione leccesi!

    Un commento
  • feb
    3

    Fonti: Il Disinformatico, Photoshop Disasters.

    Non ho potuto fare a meno di notare la pubblicità in TV sul nuovo libro di Peruzzo Editore: Noi Amiamo Silvio. Si tratta di una raccolta di foto che ritraggono Silvio Berlusconi in vari momenti (talvolta anche privati) della sua vita e della sua carriera.

    Il titolo mi ha fatto subito pensare ad una propaganda mirata ad arricchire la demagogia del personaggio con i connotati del salvatore della patria, del supereroe, di colui che ci sta facendo uscire dalla crisi, che lui stesso sosteneva essere inesistente mentre sempre più famiglie finivano sul lastrico.

    E così dal meno male che Silvio c’è alle foto di Villa Certosa accuratamente occultate dai media italiani (perché all’estero sono comparse eccome) il passo è breve.

    La stranezza della questione Rifiuti a Napoli esistente da 14 anni e saltata fuori proprio in campagna elettorale mi ha sempre insospettito, ma magari sono io che mi faccio pippe mentali, magari veramente la gente ama Silvio. E allora perché gli tirano le statuette in faccia? Forse un po’ di dissenso c’è, anche se le sue televisioni si ostinano a non vederlo. Fatto sta che appena guarito e appena ricuciti i punti del lifting ha detto una cosa riguardo il suo aggressore: «io lo perdono», affermazione che mi ricorda tanto quella conversazione di papa Giovanni Paolo II con Alì Agca, suo attentatore. Non c’è che dire… Silvio ha una vera aura divina, come ha potuto constatare il buon Vespa annusando la mano del cavaliere di Arcore, che si autoattribuiva un profumo di santità. Ovviamente i processi per mafia a suo carico e tutte le leggi escogitate per evitarli vengono fatti passare sotto silenzio, il suo passato alla P2 non lo prende in considerazione più nessuno, le minorenni che frequentava pure vengono messe a tacere… all’estero intanto tutti deridono l’Italia e gli italiani.

    Terminata questa lunga digressione mi concentro sulla vicenda attuale: gli autori del blog Photoshop Disasters hanno smascherato alcuni artifici, fra l’altro malriusciti, nelle foto della raccolta succitata: un mazzo di fiori praticamente disegnato nelle mani di Silvio, folle allargate con un collage di altri pezzi di folla della stessa foto, bandiere duplicate tra il pubblico e altre grottesche falsificazioni fotografiche nemmeno ben mascherate. Bravo Silvio, fai tutti i ritocchi che vuoi, sia alla tua faccia che alle tue foto, tanto la gente ti ama… meno male che ci sei…

    Nessun commento
  • gen
    6

    Beautifulpeople.com: il nome dice già tutto. Si tratta di un social network con una caratteristica del tutto nuova: l’iscrizione è aperta solo a persone belle. Non chiedetemi su quali criteri si possa giudicare la bellezza delle persone perché non ne ho idea. Gli aberranti criteri di scelta tuttavia possono causare la cancellazione degli stessi utenti dal social network. Si festeggia il Natale, si mangia da fare schifo mentre il prete di una confessione religiosa ipocrita in chiesa invita a riflettere sulle condizioni dei meno fortunati e dopo che tutti sbavano in coma sulla tavola si scatta anche qualche foto per ricordare. E poi? Beh, un momento così felice va ricordato e condiviso con tutti: le foto si pubblicano sul social network.

    A questo punto la frittata è fatta: lo staff controlla le nuove foto degli iscritti e notando i chili in più decide che queste persone non rientrano nei canoni di bellezza decisi dal sito. Che si fa? Si cancellano gli utenti sovrappeso. Così la Rete, un luogo, seppur virtuale, aperto a tutti, diventa un luogo di discriminazione per chi ha qualche filo di pancia in più e per questo viene scartato da una società che bada più alle apparenze che al modo di essere.

    Una volta espulsi si hanno due possibilità: mettersi a dieta e reiscriversi oppure denunciare il social network per danni morali. Ma molte persone sono troppo propense a schiacciare la propria dignità per scegliere la seconda opzione.

    Lascio ai commenti le vostre considerazioni.

    Un commento
  • nov
    15

    Microsoft viola la GPL

    Autore: DGX — Scritto in: Attualità, Windows

    Linus Torvalds alla presentazione di Windows 7In concomitanza con il lancio di Windows 7, Microsoft ha lanciato un tool chiamato Windows 7 USB/DVD Download Tool. La funzione di tale strumento è quella di trasferire l’ISO del sistema operativo su chiavette USB e permetterne l’avvio e l’installazione su altri computer, ad esempio netbook, in cui non sono presenti lettori DVD.

    Non c’è che dire, un utilissimo software, che tuttavia non sembra provenire interamente dall’ingegno degli sviluppatori Microsoft, infatti un noto informatico, Rafael Rivera, ha trovato all’interno dell’applicazione dei riferimenti al codice di un software open source piuttosto conosciuto: ImageMaster, rilasciato sotto licenza GPL v2.

    Stando ai termini di questa licenza, che tutti i linuxiani conoscono, Microsoft avrebbe dovuto redistribuire il codice sorgente del tool e avrebbe dovuto usare la stessa licenza GPL v2, cosa che non ha fatto, commettendo di fatto una gravissima violazione.

    Non è ancora chiaro tuttavia se Microsoft abbia volontariamente rubato il codice sorgente o se sia stata soltanto una leggerezza da parte degli sviluppatori, che non hanno compreso bene i termini della licenza.

    Beh, i lettori più affezionati sapranno che sono sempre portato a pensare male delle persone, quindi non mi stupirei se la prima ipotesi fosse giusta. Intanto la pagina di download del tool è stata cancellata, infatti ora restituisce un errore 404.

    Secondo voi quale delle due ipotesi che ho formulato è giusta? Ne avete delle altre? Come potrebbe evolversi la vicenda? Commentate e abbonatevi ai feed, seguirò personalmente gli sviluppi e scriverò altri articoli.

    2 commenti

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